Anche nel Nord Europa cresce il fronte anti Euro

eurorotto

Solo un paio di giorni fa era dalla Baviera, la più rande e prospera delle regioni Tedesche, che era arrivata la notizia della nascita di un nuovo partito, chiamato “Alternativa per la Germania” che già dal nome fa chiaramente capire il suo programma. La nascita di un partito di euroscettici tedeschi, che propongono di fatto la fine della moneta unica, creando un euro per le economie forti del nord e uno per quelle mediterranee, fa capire come siano sempre più coloro che ritengono le politiche economiche messe in atto dagli euroburocrati di Bruxelless, sotto gli auspici di Berlino, siano incapaci di fronteggiare la crisi economica, che rischia invece di contagiare anche le economie più forti.

Oggi è dall’Olanda che arrivano segni di insofferenza verso i limiti imposti dalla UE. Il ragionamento dei governanti i Paesi Bassi è molto semplice: l’austerità economica, con il principio del pareggio di bilancio, imposta dalla Commissione Europea non può permettere al paese di contrastare la crisi economica investendo in strutture e ricerca e innovazione. Questo farebbe crescere la disoccupazione, già in aumento, è far nascere quel circolo vizioso economico che ha portato i paesi mediterranei nel pieno della recessione. L’Olanda non rispetterà dunque il limite del 3% di disavanzo imposto dalla UE per il 2013, come già annunciato dalla Francia, e sembra essere non intenzionata a rispettarlo neanche per l’anno seguente, cosa che provocherà notevoli perturbazioni a Bruxelles.

Se a questo si aggiungono i malumori verso la moneta unica che da tempo arrivano dai paesi più nordici dell’area dell’Euro, come la Finlandia (proprio la patria dell’estremista dell’euro Olli Rhen) si dovrebbe pensare che anche in Italia sorgesse un dibattito acceso attorno al destino della moneta unica, invece non è così.

Sarà che oggi i riflettori dei media sono accesi solo sull’impasse politica seguita alle elezioni della settimana scorsa, ma la grande stampa italiana da sempre ha evitato di affrontare le problematiche create dall’adozione della moneta unica europea, preferendo semplicemente riportare le sicure affermazioni di quanti si dicono convinti che il problema per le economie europee non sia l’euro, quanto i debiti pubblici degli Stati e che un’uscita dalla moneta unica sarebbe un disastro. Un’affermazione dogmatica e indimostrabile, ma che non viene mai confutata, seguendo un copione ormai decennale di propaganda europeista.

Eppure dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che il problema centrale dell’Europa e per la stessa esistenza della Unione Europea è proprio la sua moneta,  i cui limiti e mancanze erano stati denunciati per tempo da tanti, ma il tema è assente nel dibattito politico, concentrato sulla formazione di un governo che dovrebbe però prendere qualche decisione su questo. Del resto il centrosinistra vincitore e vinto era rimasto talmente sul vago durante la campagna elettorale, ma indicando chiaramente che la sua eventuale politica economica di governo sarebbe stata di continuità con quella imposta dalla UE per mezzo del commissario Monti. Il centrodestra aveva invece parlato di ridiscutere i criteri economici con i partners, ma oggi ha più che altro un ruolo di osservatore rispetto alle mosse dei suoi rivali politici. Neanche il M5S di Grillo e Casaleggio, dal quale ci si aspetterebbero prese di posizione più audaci, pare pronto ad affrontare il problema, progettando un inutile referendum sull’euro da tenere in un prossimo futuro.

Vista l’assenza della politica dovrebbero essere allora la comunità scientifica e i mezzi di informazione a sollevare il dibattito, ma nulla di questo accade, forse per effettiva assenza di una vera comunità scientifica e per l’asservimento dell’informazione a logiche di apparato economico-politico, che è poi la vera causa che pone l’Italia agli ultimi posti nella classifica della libertà di stampa.

Non rimane che Internet per diffondere opinioni e tesi alternative alla deriva europeista, convinti come siamo che a forza di cadere, lentamente ma tenacemente, la goccia scaverà la roccia e anche da noi, presto o tardi, si comincerà a discutere seriamente sulla sorte dell’Euro e qualcosa si sta comunque già muovendo se un ex ministro come Paolo Savona ha voluto uscire allo scoperto, infrangendo il tabù.



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