Beppe Grillo e i media italiani, un rapporto complicato

Beppe Grillo e lo sciame

Beppe Grillo e lo sciame

Era inevitabile che in questi giorni l’interesse della stampa e delle televisioni nazionali si sarebbe appuntato sul M5S, vero trionfatore delle elezioni, e sui suoi neo parlamentari, in genere giovani, sconosciuti e qualche volta pure imbarazzanti. Secondo Grillo sarebbe in realtà in atto un vero e proprio complotto dei media volto a screditare gli appartenenti al movimento, cosa non difficilissima dal momento che non pochi dei suoi rappresentanti si sono formati nei molti blog e siti internet che trattano di improbabili manovre di sette e associazioni segrete per impossessarsi del controllo dell’intero pianeta, oltre alle inverosimili operazioni dei servizi segreti di questo o quel paese (molto gettonate la Cia Statunitense e il Mossad Israeliano).

La missione è facile da compiere, se si hanno a disposizione soggetti come il neo deputato grillino Paolo Bernini, convinto sostenitore delle tesi propagandate attraverso il documentario “Zeitgest”, popolarissimo tra gli utenti della rete, e in particolare della storia che negli Usa si introducano dei microchip sotto la pelle dei cittadini, durante le vaccinazioni obbligatorie, per assumerne il completo controllo. Una gigantesca bufala, ovviamente.

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L’immagine del povero Bernini è uscito fuori da questa storia completamente distrutta, tanto che da oggi è nominato in rete, e chissà per quanto tempo lo sarà ancora, soltanto con la definizione di “l’imbecille del microchip”. La vicenda Bernini, insieme a quella del “fascismo buono” partorito dalla mente dell’appena nominata capo gruppo alla camera del M5S Roberta Lombardi, ha convinto Grillo che ci sia in atto un vero e proprio piano dei media nazionali per screditare e distruggere l’immagine del suo movimento, tanto da dover pubblicare sul suo blog un messaggio di all’erta ai suoi invitandoli, ancora una volta, a stare alla larga dai salotti televisivi e dalle interviste.

Le reazioni degli operatori dei media non si sono fatte attendere e naturalmente sono tutte contro l’atteggiamento di Grillo, che certamente ha usato come il suo solito termini molto forti, e richiamano il comico al rispetto del loro lavoro di informatori. Ma siamo poi così certi che Grillo abbia pienamente torto?

Il giudizio sull’informazione italiana non è mai stato in verità lusinghiero e la posizione dell’Italia nella classifica riguardante la libertà di stampa è sempre stata inquietante, sempre nelle ultime posizioni, insieme a paesi con regimi dittatoriali, e non solo a causa dei conflitti d’interesse di Silvio Berlusconi. Infatti poco è cambiato con Berlusconi fuori dal governo e con meno potere sulla televisione di Stato.

Il problema dell’informazione italiana è in realtà ben conosciuto e sta principalmente nel fatto che non ci sono editori puri, ovvero imprenditori che guadagnano principalmente dalla vendita dei giornali e con le trasmissioni televisive,  quasi tutti i media sono di proprietà di imprenditori che hanno altrove i loro core business e si servono della stampa e delle televisioni come mezzo di pressione per le loro altre attività. Per questo è molto difficile non vedere seconde intenzioni quando questo o quel giornale comincia una campagna di stampa su un determinato argomento o contro un determinato uomo politico.

Un giudizio negativo sul mondo dell’informazione viene anche da uno dei pochi giornali che non ha, o sembra non avere, un proprietario imprenditore in un altro settore economico. Il Fatto Quotidiano infatti non è mai tenero con i colleghi giornalisti delle altre testate, trattandoli non di rado esplicitamente come “servi” dei loro editori.

L’affermazione che in Italia tante notizie importanti scompaiano dai media, mentre altre meno importanti, se non futili addirittura, vengono reiterate fino allo sfinimento per ragioni di bottega, non è campata in aria, e si può benissimo supporre che oggi a qualcuno voglia veramente screditare il M5S, anche perché quando si leggono, proprio sul fatto Quotidiano, certe argomentazioni sul tema tanti sono i dubbi che cominciano a nascere nelle nostre menti di lettori e spettatori.

l'Avvocato e Luca Luca

Ad argomentare è il ben noto esperto di televisione professor Giorgio Simonelli che, nel suo blog sul sito del quotidiano lamenta la scomparsa dai media delle vicende giudiziarie relative al “Caso Ruby”, ovvero del “Bunga Bunga”, nel quale è coinvolto da mesi l’ex presidente del consiglio Berlusconi, noto anche come il banana. Ebbene, da lettori e spettatori di media attenzione, ci era invece parso che di Ruby Rubacuori e delle cene “eleganti” di Arcore giornali e televisioni ne abbiano parlato e ne continuino a parlare pure fin troppo, analizzando i particolari in ogni dettaglio, anche il più scabroso. da un attento osservatore come il professore ci saremmo caso mai aspettato di leggere della scomparsa, o della dissimulazione, di notizie su fatti ben più importanti, come lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, il quale è oggi forzatamente tornato in prima pagina a causa del drammatico suicidio di uno dei dirigenti dell’Istituto Senese (era preoccupato, dicono i giornali, ma per cosa?), o della silenziosa liquidazione del processo al cosiddetto “Sistema di Sesto San Giovanni” o anche “Caso Penati” e magari pure dell’enorme evasione fiscale operata dal fu “Avvocato” Gianni Agnelli”. Tutte notizie che, nonostante abbiano provocato danni per miliardi di euro a tutti noi, sembrano non interessare tanto ai giornali, forse perché vedono protagonisti persone, famiglie e partiti che non si ha piacere di nominare e forse, chissà, non fa piacere nominarle nemmeno al professor Simonelli.

P.S.

Sulla correttezza della stampa italiana pure all’estero hanno qualche dubbio.

Istantanea - 07032013 - 16:47:54



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