The Band Wagon

Pensavamo fosse un film, The Band Wagon ed esattamente il musical che vedeva come protagonisti un Fred Astaire ormai non più giovanissimo, ma pur sempre capace di ammaliare il pubblico con il suo stile impeccabile, e la splendida Cyd Charisse al meglio delle sue possibilità estetiche e tecniche, invece pare sia pure un modo di dire in voga tra gli esperti di sondaggi e che l’espressione vuole significare quel naturale processo, che molti dicono tipicamente italiano, di salire sul carro dei vincitori.

Ci spiegano in fatti gli esperti, reduci dal flop delle previsioni sui risultati elettorali, che il M5S di Grillo e Casaleggio aumenta sensibilmente il suo consenso tra gli elettori, superando l’intera coalizione del centrodestra, insidiando la preminenza del PD e dei suoi alleati. In realtà, tenuto conto di tutti i numeri poco cambia, perché ancora il risultato di un’eventuale nuova elezione  sarebbe di nuovo lo stallo che stiamo vivendo in questi giorni, ma val la pena di notare come il fenomeno del Band Wagon abbia colpito non solo quel 3% circa di elettori pronti a mutare il proprio voto in favore al M5S, ma come abbia fatto proseliti in un ampia rappresentanza di giornalisti, opinionisti, intellettuali vari e, soprattutto tra attori, cantanti e personaggi dello spettacolo che sempre si sono del resto mostrati sensibili a seguire le tendenze del momento.

Molto meno sorprendenti sono i mutati giudizi di Pierluigi Bersani, i suoi più diretti collaboratori e i dirigenti del PD in genere, che dopo averne dati di sprezzanti sull’ex comico genovese e i suoi seguaci, sono oggi impegnati nel tessere rapporti con il movimento solo ieri considerato pericoloso, populista, demagogico e pure un po’ fascista. Ma si sa che la politica è una prassi cinica e per mettere in piedi un governo val la pena di dimenticare quello che s’è detto ieri e incensare il vecchio nemico ora divenuto “una risorsa” del Paese.

Per altro i maggiorenti del PD sembrano voler ignorare, sottoponendo a Grillo gli otto punti programmatici del governo per il quale gli si chiede di collaborare che, nonostante gli sforzi fatti per venire incontro agli obiettivi dei grillini su alcuni temi (per esempio l’abolizione delle province, che solo pochi giorni fa erano invece le vittime innocenti della furia dell’antipolitica), le posizioni dei due partiti appaiono lontanissime e su alcune addirittura opposte.

Forse al PD, ma pure in tutti gli altri partiti, dovrebbero invece chiedersi come mai, nonostante spettacolo penoso dato dagli sconosciuti neoeletti del M5S il giorno della loro presentazione al pubblico, il consenso ai grillini cresca: non sarà che lo spettacolo offerto dalla solita politica politicante, ovvero la solita politica attendista e autoreferenziale, ha così stufato l’opinione pubblica che l’eterogenea armata Brancaleone di Grillo viene considerato il male minore, pur di accelerare il ricambio di una classe dirigente tanto inetta quanto arrogante e avida.

Intanto, impegnati nella rincorsa a Grillo, sembra che tutti si siano dimenticati che stiamo vivendo un periodo di recessione gravissima, tanto che l’urgenza di compiere presto tutti i passi necessari per vedere se c’è la possibilità di formare un governo o si debba tornare alle urne, possibilmente con una legge elettorale diversa, pare non esserci più. Il PdR Napolitano s’è preso qualche giorno in più per pensare al da farsi e, soprattutto, per preparare la strada a una qualche soluzione tecnica dopo che il povero Bersani sarà andato a sbattere conto il muro di grillini. Perché deve essere ben chiaro a tutti che un governo dovrà pur essere formato, se non altro per permettere al nuovo parlamento di eleborare una nuova legge elettorale ed eleggere il successore di Napolitano al Quirinale.

Un aspetto da non sottovalutare quello dell’elezione del nuovo PdR, per la quale occorrerà trovare un accordo con tutte le forze in campo, sperando che per una volta i partiti si rendano conto che nominare come Capo dello Stato l’ennesimo  esponente della cosiddetta “Casta” non potrà che esacerbare ancor di più gli elettori e far aumentare il consenso per i grillini, che nessuno conosce ma che proprio per questo sono ritenuti almeno innocui.

Per conto nostro possiamo solo dire che vedere al Quirinale un Romano Prodi, piuttosto che un Giuliano Amato, farebbe optare tutta la redazione per l’iscrizione ai terroristi, seguendo il consiglio dell’indimenticabile Mario Magnotta.



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