Governi alterni e movimenti adiacenti

letta-enrico

Abbiamo atteso pazientemente che il nuovo governo, che ha preso il posto di quello dimissionario dei tecnici presieduto dal professore e senatore a vita Mario Monti, avesse terminato la sua procedura di formazione, con la nomina dei sottosegretari, per esprimere la nostra opinione che, non sarà forse una sorpresa questa, è sostanzialmente negativa.

La speranza di avere finalmente un governo capace di affrontare la crisi economica, finanziaria, politica e morale del Paese era già naufragata all’indomani stesso delle elezioni, quando è stato ben chiaro subito che dalle urne non era uscita una maggioranza in grado di costituire un governo stabile e che l’atteggiamento di completa chiusura del M5S alle offerte di Pierluigi Bersani (ma al movimento di Grillo e Casaleggio sarà bene dedicare un articolo tutto per lui) , confermatosi non all’altezza del compito affidatogli dal suo partito, non avrebbe potuto che portare alla formazione di un governo di coalizione tra il PD e il Pdl, i grandi rivali degli ultimi due decenni, cosa che è puntualmente avvenuta.

Sebbene la costituzione di un governo di “grandi intese” facesse prevedere un programma politico minimale, si sarebbe almeno potuto sperare  che, di fronte all’urgenza del momento e alle inquietudini crescenti all’interno di fasce sempre più larghe di cittadini, la classe politica si sarebbe almeno decisa ad affrontare con decisione i principali nodi sul tappeto, mettendo almeno le basi per una solida ripresa economica, rinviando il resto delle riforme necessarie a dopo un turno elettorale da prevedere entro i prossimi due anni. Questo avrebbe voluto che tutti i principali dirigenti politici dei due partiti, più la Scelta Civica di Monti, s’impegnassero in prima persona nel governo, spendendo la proprio autorità ed influenza affinché i provvedimenti indispensabili a invertire il corso della crisi venissero approvati.

Ebbene anche questa speranza è subito tramontata perché il governo presieduto da Enrico Letta non solo vede come ministri tutta una serie di personaggi di secondo e terzo livello, con i grandi impegnati solo al livello di sottosegretari per controllare quello che accade, ma soprattutto appare mettersi in perfetta continuità con quello che l’ha preceduto, facendo cadere definitivamente ogni possibilità di vedere la politica italiana cambiare le strategie economiche fin qui messe in campo.

Il biglietto che E. Letta inviò a Monti

Il biglietto che E. Letta inviò a Monti

Basterà solo ricorda re come lo stesso nuovo premier Enrico Letta si fosse messo a disposizione del professor Monti nel momento in cui questi s’insediò a Palazzo Chigi, senza però dimenticare che lo stesso Letta proviene dagli stessi ambienti della sinistra democristiana, del quale fu dominus l’ex ministro della Repubblica  e professore Beniamino Andreatta, dal quale provengono altre personalità che hanno avuto in questi anni la responsabilità di indirizzare la politica finanziaria nazionale, a cominciare dall’ex premier e ex presidente dell’Iri Romano Prodi.

Inutile dunque neanche immaginare un colpo d’ali che possa smuovere l’immobilismo in cui, a due mesi dalle ultime elezioni, ci troviamo, tanto è vero che le prime pagine dei giornali è stata conquistata dalla risibile discussione sull’approvazione di una legge per lo Jus Soli, di cui probabilmente la gran parte dei cittadini nemmeno comprende il significato e la portata, e dalla possibilità di abrogazione dell’IMU, messa chissà perché in concorrenza con l’abbassamento della tassazione sul costo del lavoro (l’impressione è che tanti non sanno nemmeno di cosa stanno discutendo e si affidano agli articoli di giornalisti prezzolati per diffondere verità di parte).

Il viaggio alla volta di Berlino, intrapreso da Letta subito dopo il suo insediamento, fa pure capire che non ci sarà nessuna ricontrattazione degli accordi presi con la UE per rientrare dal debito pubblico, confermando l’assoluta subordinatezza dell’Italia e, quel che più conta, degli interessi degli Italiani verso quelli dell’Unione Europea, secondo un copione che dura fin dalla fine del secondo conflitto mondiale. Anche per questo forse il caso ha voluto che a Palazzo Chigi arrivasse l’ultimo segretario dei giovani democristiani, proprio mentre colui che lo spirito democristiano lo ha incarnato per più di mezzo secolo ha lasciato questa valle di lacrime per presentarsi al giudizio di quello che probabilmente ha considerato il suo unico Principale: e non si può negare che Enrico Letta a Giulio Andreotti gli assomiglia pure un po’.

 



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...