La Roma godona non perdona (neanche il M5S).

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“Il 15% di voi mi tradirà”, aveva profetizzato Beppe Grillo il giorno in cui i 162 parlamentari neo eletti del M5S varcarono per la prima volta gli ingressi dei Palazzi della politica e sapeva di non sbagliare.

In tanti erano in realtà convinti che l’improvvisata rappresentanza politica, concessa dagli elettori  al movimento fondato dall’ex comico genovese e dal suo socio Gianroberto Casaleggio, avrebbe attraversato momenti di crisi profonda, non appena avesse affrontato le prime difficoltà di carattere politico, ma anche caratteriali e, perché no, di interesse privato.

Troppo facile non pensare che le diverse anime che hanno composto la compagine grillina non dovessero collidere e tendere ad accompagnarsi ai partiti politici più vicini ai gusti di quanti tra i grillini già avevano alle spalle trascorsi politici. Da questo lato però è venuta in soccorso a Grillo l’incapacità di Pierluigi Bersani di sedurre quanti tra i pentastellati avrebbero potuto accettare di sostenere un governo PD aperto al M5S. Bersani s’è invece fatto prendere per il naso da Grillo e Casaleggio, sfaldando il proprio partito, invece di quello degli avversari.

Ma se le insidie della vecchia politica sono state respinte con una certa facilità, molti più problemi pare dare alla tenuta del movimento, quello molto più vile  dei soldi.

Partiti con l’impegno solenne di rinunciare a gran parte degli emolumenti di solito incassati dai parlamentari (i grillini sostenevano che  bastavano 2500 euro mensili per vivere benissimo ed espletare il mandato parlamentare), la realtà dei fatti, ovvero l’affrontare  un costo della vita molto più alto di quanto avessero immaginato e, sopratutto, ritrovarsi accreditato conto corrente somme mai viste nelle loro vite (19000 euro per il primo mese e mezzo di un molto scarso impegno lavorativo), ha fatto vacillare le certezze di tanti nuovi “cittadini portavoce”.

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Beppe Grillo leggermente inquieto

Il risultato è che settimane ormai la stampa si occupa del M5S solo per la polemica interna relativa alle modalità con i quali i parlamentari a cinque stelle devono restituire, o non incassare, le componenti finanziare che formano l’emolumento di un parlamentare, anche perché l’attività di legislatori dei neo eletti continua a rimanere irrilevante.

Le proposte presentate dai componenti dei gruppi parlamentari del Movimento si susseguono, facendo capire che in tanti vorrebbero tenersi in tasca più soldi possibili, insieme alle reazioni irate del capopopolo di Genova Sant’Ilario, che minaccia e poi smentisce di pubblicare sul suo sito la lista dei refrattari al rispetto degli impegni presi, fino a chiedere, proprio in questi istanti, di lasciare il movimento a quanti non sono disposti a farlo.

Inutile dire che la vicenda sta infiammando non poco gli animi dei sostenitori del M5S, diviso tra quanti pretendono il rispetto delle regole, lette e firmate al momento della candidatura, e quanti sarebbero disposti a concedere ai neo eletti di ignorare gli impegni presi.

Il risultato di tutto è, almeno a giudicare dai sondaggi pubblicati giornalmente, che il M5S perde consenso tra gli elettori, essendosi i suoi parlamentari fino ad ora dimostrati oltre che più incompetenti e incapaci di quanto fosse lecito attendersi, anche in larga parte pronti a farsi assimilare dalla famelica casta politica che dovevano invece distruggere.

Per ora l’unico parlamentare espulso dal movimento resta il senatore Marino Mastrangeli, accusato di sovraesposizione televisiva (ma non a caso molti suoi colleghi sostennero che la sua era tutta una strategia per potersi tenere l’intero ammontare dello stipendio), a dalla Sicilia si registra l’espulsione dello stesso vice presidente del consiglio regionale Antonio Venturino e stavolta proprio perché accusato di voler tenersi i soldi.

Il vice presidente della Regione Sicilia Antonio Venturino

Il vice presidente della Regione Sicilia Antonio Venturino

Nelle more della definizione della questione finanziaria intanto, i grillini parlamentari battono la fiacca: solo 12 i ddl presentati, sui 1019 del totale, e nessuno sui tempi forti del programma elettorale del movimento.

Vedremo nei prossimi giorni se il movimento riuscirà ad evitare rilevanti emorragie di parlamentari, perché se non dovesse accadere si proverebbe che la protesta cavalcata da Beppe Grillo in questi anni è in realtà alimentata  da personaggi senza arte ne parte,  vogliosi più di prendere il posto dei vecchi politici che di rifondare una classe dirigente competente ed onesta.

 



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