I 100 giorni di Enrico Letta

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta

Oggi Martedì 6 Agosto il governo presieduto da Enrico Letta, detto anche “il Giovane”, oppure semplicemente “Il Nipote”, compie il suo centesimo giorno di vita: quali e quante opere possiamo attribuire a questo governo delle “larghe intese”?

Pochine, per la verità, sia per quantità sia per qualità. La più evidente caratteristica dell’esecutivo si è rivelata infatti quella di rinviare a data da destinarsi tutte le decisioni più importanti, quelle per almeno tentare di arginare una crisi che ormai non è più solo economica ma che è manifestamente di sfiducia verso le istituzioni nazionali ed europee.

Niente interventi per rilanciare l’economia, dunque, e soprattutto nessuno per mettere un freno agli enormi sprechi della spesa pubblica, che in gran parte è formata dagli emolumenti ai dipendenti statali (non quantificabili numericamente, tanto sono sfumate le caratteristiche che li dovrebbero definire) e in modo particolare dagli stipendi e dalle pensioni dei grandi dirigenti dello Stato. Emolumenti fuori da ogni logica e ingiustificati, se rapportati all’efficienza e alla qualità dei servizi che lo Stato fornisce ai cittadini, ma che appaiono piuttosto delle vere e proprie regalie di origine medioevale, ovvero tributi non ufficialmente dovuti ma di fatto affermati da una secolare tradizione di abuso del potere.

La timida voce del Presidente Letta Enrico, la cui faccia esprime  tutta la verve di una patata lessa, viene infatti ignorata dalle grandi corporazioni dello Stato che, attraverso le sentenze della Corte Costituzionale, gli hanno già più volte fatto capire che i loro soldi non si toccano. pensasse piuttosto a ridurre ancora le pensioni minime o a tassare la benzina, se gli servono soldi per gli investimenti.

Assedio CostantinopoliL’andazzo sembra però andar più che bene ai grandi giornali italiani, quello che da sempre hanno sponsorizzato i governi Monti e Letta voluti dal governo europeo di Bruxelles, che paiono ben felici di non doversi occupare degli enormi problemi economici degli italiani, potendo invece occuparsi da un lato delle disgrazie giudiziarie del Cavalier (forse presto ex) Berlusconi, finalmente condannato con sentenza passata in giudicato, e alle insopprimibili “emergenze etiche”, quali la legge sull’omofobia che il Parlamento sta per approvare.

Perché se quelli economici possono essere rinviati, i temi “etici” appaiono ineludibili, spinti come sono da partiti politici e movimenti che hanno raccolto alle ultimi elezioni percentuali non superiori al 3%, come il partito del governatore poeta delle Puglie Nicki Vendola.

Facile a questo punto la battuta di uno dei nostri redattori che, ricordando la caduta dell’Impero Romano d’Oriente, ha esclamato: ” a Costantinopoli si discuteva del sesso degli Angeli, a Roma di quello dei Gay!”

La cosa peggiore però è che, mentre i grandi temi economici e politici possono essere rinviati a data da destinarsi, la legge sopra ricordata appare essere non tanto come l’affermazione dei diritti dei cittadini omosessuali, ma la volontà di impedire la espressione del pensiero contrario a certi stili di vita. Una vera e propria limitazione della libertà di pensiero garantita dall’art. 21 della Costituzione, senza peraltro che nessuno degli innumerevoli partigiani della legge fondamentale dello Stato abbia qualcosa da ridire.

 



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