…e i ristoranti sono sempre pieni!

Ristorante a 5 stelle

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Alleluja! Esultate genti, la recessione è finita! Questa è la notizia sconvolgente data ieri dai grandi giornali italiani, riportando peraltro le dichiarazioni del ministro dell’economia Saccomanni e quelle del primo ministro Letta.

Le ultime rilevazioni dei dati economici hanno infatti registrato l’ottava diminuzione consecutiva del Pil, una serie negativa mai vista in precedenza, nemmeno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ma come si sa, a questo mondo tutto è relativo e le cose assumono un diverso significato a seconda del punto di vista di chi le osserva. Per il governo l’ennesima perdita di ricchezza nazionale è infatti un segno di prossima e rapida inversione del trend economico, che dovrebbe secondo loro tornare positivo già dal prossimo trimestre.

La parola d’ordine sembra essere: “ottimismo”!  e i giornaloni di regime si sono subito prestati a far da trombettieri per diffondere il messaggio dell’uscita dalla crisi e del previsto ritorno alla prosperità, con l’eccezione del quotidiano Il Messaggero, che s’è mantenuto in una prudenziale valutazione del rallentamento della recessione.

Enrico Letta

Enrico Letta

Che l’improvviso ottimismo del Governo e dei suoi sostenitori sia legato alle turbolenze che in questi ultimi giorni ne stanno minando l’esistenza è forte, mentre i segnali di ripresa economici rimangono deboli e contraddittori, non solo e non tanto in Italia, dove è veramente difficile essere ottimisti, ma in tutto il pianeta.

Se infatti sembrano apparire segni di espansione economica in Usa e la Germania continui a tenere una leggera crescita, la Cina comincia a dar segni cedimento, come pure mostrano la corda le economie europee fino a ieri ritenute più solide, come quella Olandese.

La speranza di un recupero di produttività è dunque più che altro legato alla ripresa del mercato dei in grandi Paesi come gli Usa, per questo Letta ha parlato di un “aggancio” alla ripresa, mentre i consumi interni sono destinati a rimanere asfittici e, probabilmente , a calare ancora. Del resto da molti mesi in tanti vanno ripetendo che se non si può svalutare la moneta l’unico modo per abbattere i prezzi e rimanere competitivi sui mercati internazionali è quello di svalutare stipendi e salari. Ebbene è proprio questo il consiglio che oggi arriva direttamente dalle autorità monetarie. Il FMI ha infatti chiesto espressamente alla Spagna di ridurre del 10% i salari.

riviera romagnola

Ma la strada del contenimento e della riduzione dei salari (e di tutti i diritti dei lavoratori) è in atto da tempo e ha portato ad effetti di sfruttamento dei lavoratori che non si vedevano dal primo dopoguerra, con l’aggravante della sostituzione della manodopera nazionale con quella straniera, quando si trovano resistenze alle prevaricazioni. Tutto con il tacito consenso di istituzioni e rappresentanze sindacali.

Il nuovo miracolo economico Italiano, ammesso che le prossime rilevazioni confermino la fine della recessione e l’inizio di un nuovo solido ciclo espansivo (secondo gli economisti ci vogliono tre trimestri consecutivi col segno positivo per far parlare di una ripresa economica in atto) sembra insomma nascere sotto cattivi auspici, almeno per i normali cittadini, che possono sperare al massimo in un futuro precario, fatto di minijob e salari da sopravvivenza, al servizio delle economie più forti.

 



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