Processo a casa Cupiello

“Tommassì, te piace’o processo?” “nun  me piace!”.

Questa parrebbe la frase finale più adatta per chiudere l’intervista tra il magistrato Antonio Esposito, giudice di corte di cassazione  e il giornalista de Il Mattino, lo storico quotidiano di Napoli, il cui audio è probabilmente il must da ascoltare per tanti internauti italiani. Un’intervista il cui valore va ben oltre quello del suo mero contenuto, che tanto viene tirato da ogni parte, interpretato  e rivisitato per dare ragione alla parte politica per la quale si tiene.

Il linguaggio utilizzato dal giudice, più che dal giornalista che pare adeguarsi a quello dell’illustre e potente interlocutore, è infatti esso stesso indicatore e simbolo del degrado delle istituzione dello Stato Italiano.

Per la verità non siamo rimasti stupiti del vernacolo napoletano espresso dal giudice. Eravamo già avvertiti dell’uso di un simile linguaggio da parte di alti magistrati quando avemmo modo di commentare l’arringa del PM Ilda Boccassini, in occasione del processo conosciuto col nome di “Ruby Rubacuori”, e già allora convenimmo che la “furba levantina” (copyright della signora Boccassini) appena maggiorenne Karima  El Mahroug si esprimeva, contrariamente a quanto chiunque potesse immaginare, in un  italiano fluente e sostanzialmente corretto, molto più che il magistrato inquirente , prigioniera invece del suo vernacolo familiare e, evidentemente, poco adusa a servirsi della lingua nazionale per esprimere i propri pensieri.

Si badi bene, qui non si discute di inflessioni dialettali o dell’uso saltuario di espressioni colorite che possono anche essere piacevoli da ascoltare. Siamo infatti molto lontani da quelle simpatiche espressioni dell’alta borghesia napoletana che abbiamo imparato ad ascoltare nei film o da esponenti di quella classe sociale, come il mitico professor Alessandro Cutolo, il colto protagonista di una stagione indimenticabile della televisione di Stato.

Il professor Alessandro Cutolo

Il professor Alessandro Cutolo

se poi consideriamo che non siamo di fronte all’isolato episodio dell’Homo Novo all’Antonio Di Pietro,  che da autodidatta e con la forza di volontà si sia elevato da un ceto contadino a quello dell’alta borghesia dei dirigenti dello Stato, portandosi inevitabilmente dietro una incerta conoscenza della grammatica e della dizione, quanto ad appartenenti di una classe sociale consolidata di magistrati da più generazioni, non si può non pensare che è la selezione del personale dello Stato a fare acqua da tutte le parti.

Non sono stati pochi in redazione a ricordare i loro trascorsi studenteschi, quando esaminati da severi professori veniva loro richiesto una pressoché perfetta conoscenza della lingua italiana per proseguire il corso di studi. una abitudine che deve essersi persa nel tempo o che forse per qualcuno, o in qualche angolo d’Italia, non vale, se ci si ritrova ad ascoltare simili amenità. Quel che è certo è che i dubbi sulla qualità di una classe dirigente che già da prova con gli scarsi risultati raggiunti di non essere all’altezza di governare un paese moderno e complesso crescono, si moltiplicano e si aggravano.

Aggiornamento dell’ultima ora: un tentativo di riformare l’accesso al concorso per magistrati è stato appena “sventato” dal parlamento.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...