La Rivoluzione di “Poldo” Telese

Istantanea - 08082013 - 11:25:20

Se lo stato di salute una Nazione si dovesse misurare dalla qualità della sua informazione, di sicuro l’Italia presenterebbe un quadro clinico preoccupante, come del resto è ampiamente dimostrato dalle varie classifiche sulla libertà di stampa, che assegnano da sempre al nostro paese un ranking da terzo mondo.

Per molto tempo si è voluto dare l’unica responsabilità del fenomeno al solito caprone espiatorio rappresentato dal Cavalier Silvio Berlusconi, che concentra nelle sue mani, almeno secondo i suoi critici, la maggior parte dell’informazione televisiva, ma nessuno può però negare che le cose non sono migliorate quando, per forza di cose, Berlusconi ha perso la poltrona di presidente del consiglio e, di conseguenza, quella sulla televisione di Stato, peraltro da sempre soggetta ad una tutt’altro che trascurabile influenza dei partiti di sinistra.

A questo punto si dovrebbe cominciare piuttosto a pensare che la cattiva qualità dell’informazione italiana è la semplice risultanza del lavoro di una pessima corporazione di giornalisti, sempre solo pronti a servire l’editore che gli paga lo stipendio più che informare in modo il più possibile completo e corretto il lettore o telespettatore. Una gravissima distorsione della missione del giornalista, tenuto conto del fatto che i maggiori editori dei mezzi d’informazione sono industriali, banche e imprenditori vari con fortissimi interessi e collegamenti politici.

Poldo

Poldo Sbaffini

Non stupiscono pertanto le fortune professionali di personaggi come Luca Telese, da noi ribattezzato il Poldo Sbaffini del giornalismo italiano, professionista in grado di vendere per acute, incalzanti e rivelatrici interviste anche le più apologetiche presentazioni dell’esponente politico di turno, come accaduto ieri sera con la trasmissione dedicata dal giornalista cagliaritano al ministro per l’integrazione Cécile Kyenge.

Sfidiamo chiunque a capire quali informazioni interessanti sul ministro e sul suo progetto politico siano ieri state rivelate dal “terzo grado” al quale Telese e il suo collega de L’Espresso Marco Damilano hanno sottoposto l’esponente politica arrivata dal Congo.

Eppure le domande da poter e dover fare non erano poche e nemmeno difficili da formulare, a cominciare da quelle per far comprendere agli italiani chi e per quale ragioni ha nominato ministro della Repubblica la sconosciuta oculista di Modena e, in un impeto di coraggiosa critica costruttiva, far magari presente che certe idee propugnate dal ministro sull’integrazione e sul multiculturalismo sono state già da anni smentite dai fatti.

Non sarebbe nemmeno difficile informarsi sull’insostenibile peso sui welfare di Stati avanzati come quelli Scandinavi hanno prodotto le politiche d’integrazione care alla Kyenge e ai suoi sponsor,  sulle sempre più frequenti, ma ignorate dalla stampa, rivolte nei ghetti delle grandi città, sulle confessioni spontanee di ex protagonisti della scena politica inglese, che hanno rivelato come l’immigrazione massiccia nelle periferie urbane era stata usata come arma per provocare la disintegrazione  del tessuto sociale britannico, oltre che fornire un supporto elettorale che consentisse alla sinistra di ribaltare il rapporto di forze con gli avversari.

Ci vorrebbe poco, ma evidentemente anche quel poco è troppo per il nostro Poldo, già pronto per lasciare La7 per trasferirsi in Mediaset, alla corte del gran caprone espiatorio in persona. Del resto non è la prima volta che telese si ritrova a lavorare per il cavaliere di Arcore, essendo già stato per diversi anni al Giornale di Milano. Perché la specialità di Telese  è proprio quella di rimanere se stesso in qualunque realtà gli capiti di lavorare. A Mediaset o al fatto Quotidiano lui non dirà e scriverà mai niente che possa inquietare nessuno!

 



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