Come t’invento un’emergenza: il “femminicidio”.

bufa

Fino a qualche mese fa non esisteva nemmeno il termine, come hanno fatto notare con entusiasmo le fantasiose creatrici della nuova forma di reato, raccolte nella sezione “donne di fatto” del sito del fatto Quotidiano, in un articolo nel quale festeggiavano invece l’entrata del termine da loro inventato tra le chiavi di ricerca più utilizzate dagli utenti del motore di ricerca Google..

Che già la creazione di un nuovo reato non da parte del legislatore, ma da una lobby, un gruppo di pressione sociale, fa già capire che ci troviamo di fronte ad un’aberrazione giuridica. Chiunque dotato di un minimo di buon senso capisce subito che la creazione del primo delitto di genere, quello dell’uccisione di un essere umano di sesso femminile, è il primo passo per distruggere il principio dell’eguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge, qualsiasi sia il loro sesso, la loro razza e la loro religione, come afferma la Costituzione della Repubblica Italiana.

Ma i vecchi studiosi ci aveano messo in guardia sulla variabilità delle regole morali e sulla possibilità che anche quelle che ci possono sembrare conquiste capitali nel campo dei diritti civili possono essere rimesse in discussione e, del resto, a questo mondo sono esistite e esistono ancora in qualche distante paese ben peggiori enormità.

La cosa che più lascia perplessi è invece il modo in cui un parlamento, seppure debole e impegnato in faccende più importanti (almeno speriamo che lo sia), abbia potuto rispondere a una richiesta basata su una campagna di stampa, o meglio una vera e propria manovra propagandistica  basata su dati falsi.

Perché il massacro di donne innocenti denunciato dalle donne e dagli uomini di “fatto” questo è, una montatura e sono i numeri a dimostrarlo, a meno che le inventrici del nuovo reato non possano dimostrare che è l’Istat, l’ente nazionale di statistica a dichiarare il falso.

Secondo l’istat infatti, non solo non c’è l’eccezionale crescita di uccisioni di donne, ma una sostanziale diminuzione dello stesso. In realtà l’Italia da sempre si segnala uno dei paesi meno violenti del pianeta e quello col minor numero di omicidi in genere. Negli ultimi anni si è poi osservato un netto calo degli omicidi commessi dalle grandi organizzazioni criminali, cosa che ha fatto crollare il rapporto percentuale tra il numero complessivo degli individui uccisi e quelli di sesso maschili, mentre il numero di donne uccise è calato di meno, in numeri assoluti, ma è comunque calato.

Solo una fuorviante e ben orchestrata campagna di disinformazione poteva influenzare parte dell’opinione pubblica, quella in genere sempre pronta impegnarsi in battaglie senza senso, utilizzando un canale di informazione, quello del Fatto Quotidiano, da qualcuno (molto pochi per verità, almeno a vedere il numero dei lettori del quotidiano).

Ma perché impegnarsi tanto per ottenere una legge così palesemente inutile? In realtà non è quello l’obiettivo vero delle “esperte” donne di fatto. lo si buon capire dagli articoli con i quali le battagliere “esperte” hanno oggi accolto il testo approvato dalle camere. Una serie di critichi non tanto al contenuto del provvedimento, quanto su quello che esso non contiene e che dovrebbe, secondo loro, essere aggiunto.

Mancano “percorsi di recupero”, strutture di “recupero”, sia per le vittime che per i carnefici e interventi “organici” per mutare l’ambiente culturale in cui il femminicidio si concretizza. naturalmente mancano soprattutto i finanziamenti per funzione a dovere le strutture sopra indicate, tutte da affidare ad “esperte” ed “esperti” di provata capacità. facile a questo punto intuire che a muovere certe iniziative non sono stati solo motivi ideali e che magari qualche conflitto d’interessi la categoria delle  “donne di fatto” lo coltiva.



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